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Viaggio nella Storia del Novecento con il racconto della Grande Guerra attraverso le parole di Emilio Lussu con “Un anno sull'Altipiano” in un'intrigante e coinvolgente mise éspace con Daniele Monachella (voce recitante) e con Andrea Congia (chitarra classica e loop station) e Andrea Pisu (launeddas, fiati e percussioni), produzione MAB Teatro in cartellone martedì 18 e mercoledì 19 febbraio alle 11.30 al Teatro Massimo di Cagliari, sotto le insegne della Stagione di Teatro Ragazzi 2024-2025 organizzata dal CeDAC / Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo dal Vivo in Sardegna.
Nel cinquantesimo anniversario della scomparsa del celebre uomo politico, intellettuale e scrittore, la cronaca degli eventi e delle imprese della Brigata Sassari tra il giugno 1916 e il luglio 1917, ricostruita attraverso il ricordo da Emilio Lussu durante la permanenza in un sanatorio di Clavadel, frazione di Davos in Svizzera tra il 1936 ed il 1937, dove si era sottoposto alle cure per una grave malattia polmonare contratta in carcere (dopo l'arresto in seguito all'attentato subito dall'allora deputato nel 1926 e costato la vita a uno degli aggressori), e aggravatasi negli anni del confino e dell'esilio, rappresenta una amara testimonianza sulla ferocia e sull'assurdità della guerra.
Un moderno memoriale in cui il giovane ufficiale, già convinto interventista e favorevole all'ingresso dell'Italia nel conflitto contro la Germania e l'impero austro-ungarico, a fianco della Francia e del Regno Unito, descrive la vita al fronte, tra le lunghe e faticose attese e gli aspri combattimenti, la fame e il freddo dei mesi
in trincea mettendo in risalto l'eroismo dei soldati a fronte dell'inadeguatezza e degli errori strategici degli alti comandi, all'origine di una terribile quanto inutile carneficina, nell'intento di conquistare e presidiare avamposti che vengono perduti in pochi giorni, in un alternarsi di sanguinose avanzate e disastrose ritirate.
Sul campo Emilio Lussu si dimostra valoroso combattente oltre che brillante ufficiale, quattro volte decorato al valor militare e promosso al grado di capitano, ma nonostante o forse proprio per l'entusiasmo e il fuoco della giovinezza e lo spirito patriottico che lo animo, la sua coscienza si risveglia davanti alla realtà del gioco delle armi dove due eserciti si combattono in nome di un ideale e di due diverse bandiere con un immane sforzo e sacrificio di vite umane.
“Un anno sull'Altipiano” – avvincente romanzo storico in cui la puntuale cronaca dei fatti si mescola all'invenzione e alcuni nomi vengono volutamente travisati, pur nella sostanziale fedeltà e nel rispetto della verità – rappresenta
una condanna del paradossale principio tuttora largamente diffuso, di utilizzare la guerra come strumento per ristabilire la pace. L'eleganza della scrittura in cui si alternano i toni drammatici nella descrizione delle battaglie e la sottile e pungente ironia nei confronti degli alti comandi, responsabili della morte di centinaia e centinaia di soldati immolati sull'altare della gloria e della propaganda militare fa del libro di Emilio Lussu un'opera fondamentale della letteratura italiana, in cui la memoria storica si fonde alla personale conoscenza degli eventi narrati, l'autobiografia alla presa di coscienza e alla visione politica del fondatore del Partito Sardo d'Azione.
Sulla scena, nella mise en éspace di MAB Teatro, Daniele Monachella dà voce al capitano Lussu sullo sfondo di un'Europa in guerra, mentre si interroga sull'importanza e sulle conseguenze del conflitto, con un senso di straniamento: «è da oltre un anno che io faccio la guerra, un po' su tutti i fronti, e finora non ho visto in faccia un solo austriaco. Eppure ci
uccidiamo a vicenda, tutti i giorni. Uccidersi senza conoscersi, senza neppure vedersi! È orribile!». Nella presentazione, si riassumono i temi e i contenuti di una narrazione che rappresenta una moderna epopea: «La prima Guerra Mondiale, la Grande Guerra.
I Dimonios e gli eventi della trincea. La memoria, la poesia del ferro e del Cognàc, del fuoco e del sangue. Mentre i Giganti Europei cadono, cadono le vittime sul fango dell'Altipiano. I flash, le fughe e le ferite della Grande Cagnara».
La versione teatrale di “Un anno sull'Altipiano” riporta al significato dirompente del libro: "le parole di un autore che si rivolta moralmente alla guerra e alla classe che la provoca e i suoni provocatori di chitarra, launeddas e tamburi, notoriamente strumenti del folklore, intrecciano la narrazione e parlano in questo viaggio con suoni universali che rifiutano la guerra e le inutili stragi".
Il recital tratto dal memoriale di Emilio Lussu prende spunto dall'esergo del libro, "Ho più ricordi che se avessi mille anni" -sottolinea Daniele Monachella- "un chiaro rimando a “I fiori del male” di Charles Baudelaire, testo letterario fedele “amico” dell'autore, durante la sua lunga permanenza sull'Altipiano di Asiago".