PHOTO
"Una famosa canzone, anni fa, diceva che i sogni son desideri... beh, io sogno di vivere in un paese in cui buongiorno vuol dire ancora buongiorno, sogno di non smettere mai di sognare, sogno che si possa trovare il tempo per le persone a cui si vuole bene, sogno di poter regalare un sorriso almeno ogni tanto... tutte cose che sembrano normali, ma che oggi sembrano così rare da esser diventate un sogno! Sognare è come andare in bicicletta, come amarsi ancora. Tutto sta nel cominciare o ricominciare. E allora... sognate tutti!".
Detto, fatto: il tempio della Lirica di Cagliari accoglie ancora una volta un grande evento, non di musica classica -stavolta- ma uno dei protagonisti e dei simboli assoluti della musica italiana: Giovanni Calone, in arte Massimo Ranieri.
Il concerto del 30 marzo è stato organizzato dall'Associazione culturale "Il Leone e Le Cornucopie", già firmataria di numerosi eventi di successo -passati e futuri- in tutta l'isola (tra cui, oltre alla tappa Sassarese di Ranieri, Maurizio Battista, Roberta Bruzzone, Marracash, Valentina Persia, Gigi d'Alessio e Max Giusti, in previsione il 25 aprile a Cagliari e il 26 a Sassari).
Nel teatro completamente pieno, l'atmosfera è di un’attesa che si consuma con il sorriso sui volti delle signore, sui ricordi che i successi di sempre faranno tornare al cuore e alla mente, sulla certezza che uno spettacolo ricco di trovate e di canzoni soddisferà.
Del resto il nome in cartellone è uno di quelli che non ha mai deluso le aspettative, fin dal 1964, anno d’esordio e inizio di un percorso artistico che non ha mai conosciuto battute d’arresto.
Ecco che il sipario si apre e dalla sala si leva il primo di un’interminabile sequenza di applausi e boati, che trapunterà tutto lo show: l’artista compare e con lui una compagnia di musicisti di grande valore.
Tra le canzoni lo spazio di un racconto che riannoda le tappe fondamentali di una vita, tra palco e ricordi, aneddoti e riflessioni, pensieri e sensazioni che non smettono mai di mettere al centro un dialogo aperto e mai interrotto col un pubblico che lo sostiene da sempre. Del resto se ogni tempo ha i suoi artisti, la sua musica, i suoi generi musicali, ci sono artisti che attraversano il tempo sulle ali di un successo che non li abbandona: per l’eleganza e lo stile che li contraddistingue, per le emozioni che regalano, per la credibilità che conquistano.
Tra una canzone e l'altra, Massimo racconta aneddoti e riflessioni. Sull'amore per esempio, tema presente nel 90% delle sue canzoni. O sulla sua esperienza teatrale con Giorgio Strehler: "lavorare con lui era massacrante, ma anche la cosa più bella che potesse capitare". O, ancora, i ricordi d'infanzia, quando viveva a Napoli -quartiere santa Lucia- in una casa modesta, ma da dove si vedeva il mare. "Poi hanno iniziato a costruire, il mondo si è evoluto e non si è più visto il mare. Stare al passo coi tempi è diventato un lavoro, anzi uno smart working, che ti costringe a stare in casa senza manco esser pagato!". E allora... meglio uscire! Andare a teatro, al cinema, a un concerto, emozionarsi... e magari scoprire che, il mare, esiste ancora!
A Cagliari, come la sera prima a Sassari, Ranieri incanta la platea e la trascina dentro il suo canto, si muove con maestria, per ogni ritmo un gesto, per ogni nota un respiro: la sua voce colpisce le pareti di un ascolto che cede come a un innamorato la sua resa, e quando intona brani come "Erba di casa mia", "Rose rosse" e "Se bruciasse la città", "La vestaglia", "O Sarracino", tutti cantano con lui, tutti cantano per lui.
Dall’ultimo Sanremo, propone "Tra le mani un cuore", dono di Tiziano Ferro ("mio fratellino", lo chiama Massimo) e frutto di una promessa andata a buon fine: intensa ed emozionante, così come "Lettera al di là del mare", presentata al Festival del 2022.
Con la Sardegna il cantante ha un rapporto che segna in più volte l’occasione di un ritorno, schietto e leale e questo traspare, ripagato da altrettanto amore. C’è spazio per Napoli e la canzone partenopea (con omaggi a Carosone), che intrattiene e che emoziona, ma il gran finale regala "Vent’anni" la canzone che lo consacrò definitivamente in una Canzonissima di tanti anni fa e, naturalmente, "Perdere l’amore", il momento più atteso e corale, canzone vincitrice a Sanremo 1988 e grande classico tra le canzoni più amate di sempre.
Lo show di Ranieri concede più di un bis con il pubblico in piedi e il sorriso sui volti... come prima dell’inizio, ma con una serata in più da portare nel cuore.