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L'animalista siciliano Enrico Rizzi riaccende i riflettori sulla Sardegna e, dopo la polemica relativa a "Sa cursa a su puddu" di Sedilo, stavolta pone l'attenzione dei suoi numerosissimi follower sui social le dinamiche del carnevale di Ovodda, in provincia di Nuoro.
Nei giorni scorsi, Rizzi aveva puntato il dito e coinvolto numerosi parlamentari in una battaglia contro una corsa equestre carnevalesca in programma a Sedilo da "almeno 250 anni", come spiegato a Sardegna Live dal sindaco del paese, Salvatore Pes.
L'evento prevede che alcune galline morte vengano appese a un cavo al centro di un percorso lungo il quale i cavalieri del paese si lanciano al galoppo in maschera nel tentativo di staccare i polli dal supporto dando prova di destrezza e abilità. L'attivista aveva chiesto al Prefetto di Oristano di non autorizzare la corsa, poi svoltasi regolarmentenel pomeriggio di domenica 2 marzo.
"IL PREFETTO E IL QUESTORE DI NUORO SI DIMETTANO"
A finire nel mirino di Enrico Rizzi è oggi invece il carnavale di Ovodda e il tradizionale e goliardico "Merhuris de lessia", il mercoledì delle ceneri che per tradizione diventa un'esilarante saga dell'assurdo nel paese della Barbagia di Ollolai.
"Ancora una volta in Sardegna - esordisce Rizzi in un post Facebook corredato da foto -. Animali morti insanguinati, un povero cammello portato in giro come trofeo. Ho chiesto a tutti i parlamentari che seguono le mie battaglie in difesa degli animali, di portare questo schifo in Parlamento".
"Violazioni di legge sotto gli occhi di tutti - ancora Rizzi -, da un punto di vista sanitario, igienico, di sicurezza pubblica. Le dimissioni del Prefetto di Nuoro e del Questore, se esistono, sono doverose. VERGOGNA!".
"NON ADDITATE UNA COMUNITÀ"
Quasi quattromila commenti hanno accolto l'ultimo post di Rizzi: molti di condanna, altri di difesa della comunità ovoddese.
"Vivo in Sardegna e sono sardo - è il commento di Nicola -. Provo una vergogna assoluta, io che per strada cerco di evitare di schiacciare le formiche perché hanno molta più dignità di questa gentaglia. Trovate le differenze a livello di sensibilità ed umanità".
"Non fermatevi alle immagini - scrive Checco -, delle pecore sono le pelli solamente perché sono state macellate per mangiarle, non additate una comunità come state facendo senza sapere nulla e solo guardando alcune foto. Vi assicuro che gli animali vivi non hanno subito nessun maltrattamento. Un cammello a spasso non mi sembra che stia male, però pagate i biglietti per vederlo al circo o allo zoo, li sì che stanno bene. Prima di giudicare e condannare, venite a trovarci a Ovodda, ce ne sono stati molti altri che parlavano come voi e poi non sono andati più via".
MERHURIS DE LESSIA
Il Mercoledì delle Ceneri di Ovodda è una delle tradizioni carnevalesche più celebri e coinvolgenti della Sardegna, un momento che segna il passaggio dalla festosità del Carnevale alla sobrietà della Quaresima.
L'evento è un connubio di elementi sacri e profani, dove nel quale si esprime a pieno l'allegria carnevalesca tipica di questa comunità. Le strade del paese si animano con maschere colorate, danze e musiche tradizionali, creando un'atmosfera di festa che coinvolge chiunque.
Centinaia di persone sfilano per le vie del paese e ogni angolo del centro storico diventa un palcoscenico dove la comunità si esprime attraverso il gioco, la risata e la satira. Le danze si intrecciano con racconti popolari e scene di vita quotidiana. La ricorrenza non è solo un'espressione di cultura popolare, ma un momento di coesione sociale, dove ogni partecipante contribuisce alla magia dell'evento.
Il personaggio principale è Don Conte, fantoccio antropomorfo maschile, talvolta ermafrodito, il cui volto grottesco e stravagante è realizzato con sughero o cartapesta. I baffoni, il pancione e i genitali dalle dimensioni esagerate sono caratteristiche ricorrenti di questo grande pupazzo che viene accompagnato in processione su un carretto da Sos Intintos (persone vestite di stracci col volto annerito dalla fuliggine) al ritmo di campanacci e filastrocche. Al calar del sole, Don Conte che viene giustiziato dalla folla, bruciato e infine fatto precipitare in una scarpata alla periferia del paese.