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“Tesoro mio, è già un mese che non ci sei e manchi come l’aria.” Comincia così il post struggente di Simona Campus, madre di Marco Mameli, il giovane di Ilbono ucciso brutalmente a Bari Sardo nella notte del 1° marzo durante i festeggiamenti di Carnevale.
Una lettera carica di dolore, ma anche di denuncia, rabbia e sete di verità. A un mese dalla morte del figlio, la madre affida nuovamente ai social parole che toccano il cuore e scuotono, si spera, le coscienze: “Le nostre suppliche non sono bastate a scuotere le coscienze di chi era lì quella maledetta sera. Sei stato colpito con ferocia, con una crudeltà che non riesco a comprendere.”
La madre di Marco non ha dubbi: suo figlio non faceva parte del branco. Anzi, forse ha tentato di fermare quella follia, di proteggere, come gli avevano insegnato. “Tu credevi nella giustizia, nella lealtà, sempre pronto ad aiutare gli altri. E invece ti hanno strappato via da noi senza nessuna pietà.”
Ma il dito è puntato anche contro chi ha scelto di non vedere, di tacere, di scappare: “L’assassino non è solo chi ha sferrato quei colpi. È anche chi ha visto e ha scelto di voltarsi dall’altra parte, chi ti ha visto cadere ed è scappato via lasciandoti morire senza guardarti negli occhi. Chi ha preferito il silenzio alla verità. Per tutto questo provo ribrezzo. Tu eri amico di tutti, persino di chi non meritava neppure di camminarti accanto”.
La madre di Marco poi rimprovera se stessa, per avergli insegnato a essere buono: “Vedi amore, noi dobbiamo chiederti scusa. Ti abbiamo insegnato a non lasciare mai nessuno in difficoltà, senza averti però insegnato a proteggerti e a difenderti dal male che esiste nel mondo”.
“Chi ha colpito deve pagare – scrivi Simona -. Chi ha visto e taciuto deve pagare. Chi ha sentito e non detto deve pagare. Anche se il prezzo più alto, il più ingiusto, l’hai pagato tu, perché a te hanno tolto la vita, condannando noi a convivere con la tua assenza, con un vuoto che nessuna parola potrà mai colmare. Ti amiamo per sempre”.
La madre di Marco riconosce anche la presenza di chi, quella notte, non ha voltato le spalle: “Vorremmo ancora dire che in mezzo al dolore e all'indifferenza ci sono state anche anime buone che non hanno voltato le spalle. Sono state li, hanno stretto la mano di Marco e hanno fatto tutto il possibile per aiutarlo. Il vostro gesto non verrà dimenticato, per noi sarete sempre persone speciali. Grazie di cuore”.
Il dolore di un’intera comunità si è manifestato anche ieri, a un mese dalla morte di Marco, e in modo potente sabato 15 marzo, durante il funerale celebrato a Ilbono. Il vescovo Antonello Mura, nella sua omelia, ha condannato con forza la violenza che ha macchiato una festa che avrebbe dovuto unire e non distruggere.
“Quanta tristezza nel prendere atto che una festa come quella del carnevale, sia diventata l’occasione per esaltare l’aggressività e la violenza, invece della gioia e della condivisione – aveva detto Mura nella sua omelia -. Violenza ancora una volta facilitata dalle armi di ogni tipo, che continuano a circolare con una disarmante naturalezza. Ma la vita non è uno scherzo, neanche a carnevale”. E ancora: “Persone che non amano la vita e neanche se stesse, prigioniere di sterili schemi mentali, dal cuore indurito, che hanno scelto di consegnarsi al male senza valutarne le conseguenze”.
Poi un richiamo alla responsabilità collettiva: “Marco merita di entrare per sempre nell’amore di Dio, perché ha subito il torto più grande: quello di avergli tolto il dono della vita. Ed è giusto che si faccia di tutto, anche vincendo l’omertà di molti, perché chi ha fatto questo non rimanga un volto violento e ignoto”.
Nel video in basso: Ieri, a un mese esatto dalla tragedia, è stata celebrata la Santa Messa in suffragio di Marco Mameli. Al termine della funzione, familiari, amici e compaesani si sono raccolti in silenzio anche al cimitero, per un momento di preghiera e ricordo.