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Un messaggio preoccupato e preoccupante, una scelta spinta dal senso di dovere e di responsabilità verso la propria comunità: il sindaco di Bonorva Massimo D’Agostino indosserà il camice (di nuovo) per fornire a centinaia di cittadini un’assistenza venuta a mancare dopo che due medici di base – marito e moglie – sono andati in pensione il primo aprile, lasciando un vuoto rimasto incolmabile sino all'intervento momentaneamente risolutivo del primo cittadino.
È quasi incredulo quando comunica di aver accettato l’incarico, di fronte alla carenza di medici che ha lasciato oltre duemila persone, fra Bonorva e dintorni, senza referente per l’assistenza sanitaria. Così la comunità bonorvese si è appellata - e aggrappata - proprio al suo primo cittadino, che aveva appeso il camice al chiodo per dedicarsi con solerzia alla guida del suo paese.
Una scelta per il bene comune
Ci sarà una fascia tricolore sopra il camice di Massimo D’Agostino, sindaco e medico di base. Contattato da Sardegna Live, l'amministratore ha fatto il punto sulla delicata vicenda: “Una decina di giorni fa, dei quattro colleghi operativi a Bonora sono andati in pensione i due che avevano il maggior carico di pazienti. Ci siamo ritrovati con circa 1800 cittadini senza assistenza. Abbiamo provato con la Asl a fare i bandi, cercando di interpellare singolarmente dei colleghi, ma non c’è stato nulla da fare”.
Una decisione sofferta, ma necessaria: “Anche se avevo deciso di non intraprendere più questa strada, sono dovuto tornare sui miei passi. Volevo dedicarmi al centro per cento all’attuale incarico, dopo aver rinunciato un paio d’anni fa al camice. Non è un mestiere semplice (quello del medico, ndr.), che in un contesto come quello attuale richiede grandi sforzi. Capisco i colleghi più giovani che magari si spaventano, o che comunque hanno difficoltà ad avanzare in questo mare impetuoso che è la sanità sarda”.
Come far coesistere le due importanti mansioni? “Prima di fare un passo del genere mi sono confrontato con i colleghi della Giunta. Dovremo organizzarci, mi daranno una mano. Lo sto facendo per la comunità: tutti dovranno mettersi un po’ a disposizione per fare in modo che l’obiettivo sia raggiunto. Poi, chiaramente, se da una parte o dall’altra non sarei perfetto immagino si capirebbe. A questo punto, l’importante è tenere la barca a galla”.
Uno per tutti: “Non volevo farlo, ma alla fine – riflette – questa stessa è una funzione del sindaco. Sono un medico, non posso girarmi dall’altra parte quando ci sono 1800 persone disperate perché non hanno medico di base. Il mio dovere è anche quello di fare in modo che queste persone, tra cui tanti anziani, non rimangano senza assistenza. Anche così, dunque, credo di svolgere la mia funzione di sindaco: ho ascoltato la richiesta della mia gente”.
Segnali scoraggianti: "Il peggio deve ancora venire"
Quello della comunità bonorvese è solo l’ultimo di una serie di episodi che negli ultimi anni hanno interessato i piccoli centri della Sardegna, e all’orizzonte non si profila niente di incoraggiante: “Nelle varie assemblee che facemmo tra sindaci, anni fa, uno scenario come quello attuale era già stato previsto. Purtroppo credo che non siamo ancora arrivati all’apice. Fino a quando la politica non interverrà in maniera seria non si riuscirà a uscirne fuori. Ci saranno ancora problemi, almeno fino a quando non inizieranno ad arrivare le nuove leve”.
Per i giovani medici una missione ardua: “I medici mancano, però – precisa – se già quei pochi che ci sono vengono messi davanti a una burocrazia infernale e a liste d’attesa infinite, con tutto questo che si riversa sul malcontento dei cittadini creando tensioni sociali, diventa ancora più complicato per tutti. Aggiungiamo il fatto che non ci sono delle regole certe: il medico di base sa quando inizia il suo lavoro, la mattina, ma non sa quando finisce. Siamo esseri umani e abbiamo bisogno dei nostri spazi, della nostra vita. E’ un lavoro molto difficile e i giovani si accontentano magari di stipendi più bassi, ma vogliono e pretendono, giustamente, il loro tempo libero, di non essere stravolti e travolti”.
Attesa e speranza
Per D’Agostino un incarico provvisorio, ma quanto? “E’ di 12 mesi, ma spero che entro questo lasso di tempo vengano banditi gli incarichi da titolare e che qualcuno possa prendere servizio. Non ho grandi aspettative, ma in cuor mio spero che si concretizzi questa possibilità, in modo tale che io possa tornare alla mia vita, al Comune, tante cose che adesso dovrò mettere da parte. Se non arrivano colleghi che scelgono di affrontare le difficoltà di una vita come questa non possiamo fare miracoli. E’ una consapevolezza che dovremo affrontare”.