Questa mattina, presso l'aula consiliare del Comune di Sant'Antioco, è stato presentato lo studio condotto dall'agenzia Laore in collaborazione con il dipartimento di Agraria dell'Università di Sassari sulla caratterizzazione e valorizzazione della viticoltura a piede franco nell'isola di Sant'Antioco. All'incontro erano presenti importanti rappresentanti come l'assessore dell'Agricoltura Gian Franco Satta, il vice sindaco Francesco Garau e l'assessora delle attività produttive Roberta Serrenti. Tra gli altri partecipanti figuravano il sindaco di Calasetta Antonello Puggioni, la direttrice generale Maria Ibba dell'agenzia Laore Sardegna, il referente Renzo Peretto e il direttore Marcello Giovanni Onorato del Servizio Sviluppo delle attività agricole. Presenti anche i docenti Luca Mercenaro e Damiano Muru del dipartimento di Agraria dell'Università di Sassari, insieme al presidente di Assoenologi Sardegna Mariano Murru e numerosi rappresentanti delle cantine e dei viticoltori del territorio.

“L’attenzione dell’Assessorato verso la viticoltura eroica è altissima – sottolinea l’assessore dell’Agricoltura Gian Franco Satta - lo è in funzione del patrimonio ambientale e colturale presente in Sardegna, ma lo è anche e soprattutto in un’ottica di sviluppo delle zone svantaggiate e marginali. Sviluppare e mantenere settori così importanti, radicati nelle nostre tradizioni, consente di contrastare lo spopolamento, salvaguardare l’ambiente e valorizzare la nostra identità. Questo è solo il primo passo verso la valorizzazione della viticoltura eroica della Sardegna. Un programma che necessariamente richiederà un ulteriore sforzo da parte di tutti, in primis dell’Assessorato dell’Agricoltura, al fine di proseguire le attività attraverso studi di dettaglio dei vitigni per approfondire e certificare le peculiarità di questo importante patrimonio sardo che ci colloca ai primi posti a livello nazionale per superfici vitate a “piede franco”.

Secondo i criteri stabiliti dal Centro di ricerca per la viticoltura montana (Cervim), che definisce le aree con altitudini superiori a 500 metri sul livello del mare e pendenze superiori al 30%, in Sardegna sono stati identificati oltre 2.000 ettari di terreno che possono essere classificati come "vigneti di montagna". Questi vigneti si trovano principalmente nelle zone viticole del Mandrolisai, del Nuorese e dell'Ogliastra, ai quali si aggiungono circa 400 ettari situati nelle isole minori di Sant'Antioco e San Pietro, nonché lungo le coste di Badesi e Porto Pino, dove si coltivano viti a piede franco. Questo rappresenta un patrimonio di grande rilevanza sia dal punto di vista enologico che paesaggistico, composto in parte da piccoli appezzamenti, alcuni dei quali centenari, coltivati con l'alberello classico e capaci di produrre uve di eccellenza spesso sottostimate. Basandosi su questi dati e grazie all'interesse manifestato dal coordinamento regionale dell'associazione Città del Vino e dall'attenzione di numerosi produttori, l'agenzia Laore, in collaborazione con il dipartimento di Agraria, ha avviato un programma di caratterizzazione di questi vigneti a partire dal 2019, con l'obiettivo di valorizzare l'eroica viticoltura sarda.

“Un altro aspetto meritevole di approfondimento è strettamente legato allo studio delle proprietà enologiche delle produzioni di questi vigneti che presentano caratteristiche di altissimo valore - evidenzia l’assessore Satta - Per evitare, poi, che questo patrimonio si disperda, considerata la piccola estensione di queste superfici vitate, nell’ultimo bando OCM per la ristrutturazione e riconversione dei vigneti, finanziato con 4,5 milioni di euro, abbiamo previsto di abbassare la soglia di accesso alla misura a 0,2 ettari per i beneficiari che intendono ristrutturare vigneti situati in territori con pendenza superiore al 30% o con altitudine media di 500 metri o terrazzati o che siano localizzati nelle isole minori. Anche a valere sul CSR 2023-2027, con la misura SRD01 per gli investimenti – spiega l’esponente di Giunta - abbiamo incrementato l’aliquota di sostegno al 60% rispetto al precedente 40%, aumentata al 70% per i giovani agricoltori. Questa misura consentirà di investire nella meccanizzazione per migliorare l’efficientamento dell’azienda e incrementarne la competitività - prosegue Satta - Oggi più che mai, per la viticoltura a piede franco, ci sono ottime potenzialità di sviluppo, anche turistico, legate al percorso che si sta portando avanti a livello europeo per il riconoscimento come patrimonio dell’Unesco”.

Durante la conferenza tenutasi stamattina, organizzata dall'Assessorato in collaborazione con diverse agenzie, l'Università e le amministrazioni locali, è stata presentata la fase iniziale del programma dedicato alla caratterizzazione della viticoltura a piede franco sull'isola di Sant'Antioco. Questo progetto si estenderà alla caratterizzazione dei vitigni presenti in altre aree, tra cui il Sulcis, l'Ogliastra, la Barbagia di Nuoro, il Mandrolisai e Badesi in Gallura.

“La Sardegna con le attività descritte oggi – conclude Satta - grazie all’immenso valore tramandato negli anni attraverso la coltivazione di questi vitigni e soprattutto grazie alla caparbietà dimostrata dai viticoltori, per una volta può vantare di essere al passo o addirittura un passo avanti rispetto ad altre realtà nazionali ed europee. Occorre sfruttare questo vantaggio, sostenere lo sviluppo e l’innovazione e soprattutto mantenere con orgoglio la nostra identità di produttori e custodi dell’ambiente”.